L’Intelligenza Artificiale è parte delle nostre vite ormai da qualche anno e sicuramente lo sarà nei decenni a venire.
Le Startup nascono in questo nuovo clima, che in effetti è nuovo solo per chi è nato in un mondo ancora analogico, per chi ha mal digerito il passaggio al digitale e per chi fatica a riconoscere che il virtuale non è un’altra realtà, ma un’estensione della stessa, articolata tra dimensione materiale e immateriale.
Le Startup nascono in questo nuovo clima, che in effetti è nuovo solo per chi è nato in un mondo ancora analogico, per chi ha mal digerito il passaggio al digitale e per chi fatica a riconoscere che il virtuale non è un’altra realtà, ma un’estensione della stessa, articolata tra dimensione materiale e immateriale.
AI e formazione tra diffidenze e cambiamento culturale
Senza questa premessa è difficile far capire quanto, anche nel settore della Formazione, l’AI abbia preso piede e quanto non leggerne il potenziale possa far rimanere ancorati a vecchi metodi e strumenti.
È un po’ come se, in un mondo di post, reel e vocali, il formatore arrivasse in aula con tavole di pietra, martello e scalpello. Non è solo questione di non avere gli strumenti adatti per svolgere il proprio compito, ma il messaggio stesso che viene diffuso rischia di essere “fuori dal tempo” se non addirittura sbagliato nel profondo.
Dall’altro lato, però, assistiamo a un fenomeno sempre più diffuso: l'eccesso di fiducia nell’AI, a discapito di una capacità di analisi delle informazioni e di programmazione del futuro che rischiano, tanto quanto l’eccesso inverso, di rendere la formazione inutile.
Non lo si dice mai abbastanza: l’Intelligenza Artificiale è soltanto uno strumento al servizio dell’essere umano, ma se non viene usato come tale, il rischio è che sia l’uomo a diventare uno strumento governato dall’AI.
È un po’ come se, in un mondo di post, reel e vocali, il formatore arrivasse in aula con tavole di pietra, martello e scalpello. Non è solo questione di non avere gli strumenti adatti per svolgere il proprio compito, ma il messaggio stesso che viene diffuso rischia di essere “fuori dal tempo” se non addirittura sbagliato nel profondo.
Dall’altro lato, però, assistiamo a un fenomeno sempre più diffuso: l'eccesso di fiducia nell’AI, a discapito di una capacità di analisi delle informazioni e di programmazione del futuro che rischiano, tanto quanto l’eccesso inverso, di rendere la formazione inutile.
Non lo si dice mai abbastanza: l’Intelligenza Artificiale è soltanto uno strumento al servizio dell’essere umano, ma se non viene usato come tale, il rischio è che sia l’uomo a diventare uno strumento governato dall’AI.
Formare con l’AI
Nel mondo della Formazione le nozioni da trasmettere rappresentano solo una parte del processo. L’Intelligenza Artificiale può facilmente aiutare a implementare e organizzare i contenuti, ma è il discente che conosce le connessioni tra le informazioni date. Allo stesso tempo resta al formatore la capacità di coinvolgere, di conoscere chi gli sta davanti e, per quanto possibile, di personalizzare il metodo formativo in base alle esigenze di ognuno.
In questo senso l’AI può alleggerire la parte organizzativa della formazione, lasciando al formatore tempo e risorse per concentrarsi sul migliorare la didattica o capire se c’è spazio per interventi mirati. Mentre l’AI struttura e organizza mappe concettuali ricavate dal materiale usato in aula, il formatore può dedicarsi al supporto dei gruppi, oppure può consegnare all’AI il proprio piano formativo e chiederne una elaborazione personalizzata in base al tema da trattare o al tipo di uditori.
L’AI può essere un valido alleato come assistente virtuale nella docenza. Il formatore può creare un proprio avatar, cui gli allievi possono collegarsi per fare domande su temi specifici o al di fuori dalle lezioni programmate. A lui il compito di immettere le informazioni su cui l’avatar lavorerà, ma anche di creare una “personalità”, attraverso il tono e la forma degli iscritti inseriti o compilando un identikit caratteriale dell’assistente virtuale.
L’uomo, infatti, può e deve restare al centro. Se lo scontro tra essere umano e Intelligenza artificiale è sul piano delle informazioni e sulla loro elaborazione, allora la battaglia è già persa. Ma se si pensa alla Formazione oltre le nozioni, ecco che l’Intelligenza emotiva, l’Empatia e la Passione sono e resteranno strumenti fondamentali e unicamente umani.
In questo senso l’AI può alleggerire la parte organizzativa della formazione, lasciando al formatore tempo e risorse per concentrarsi sul migliorare la didattica o capire se c’è spazio per interventi mirati. Mentre l’AI struttura e organizza mappe concettuali ricavate dal materiale usato in aula, il formatore può dedicarsi al supporto dei gruppi, oppure può consegnare all’AI il proprio piano formativo e chiederne una elaborazione personalizzata in base al tema da trattare o al tipo di uditori.
L’AI può essere un valido alleato come assistente virtuale nella docenza. Il formatore può creare un proprio avatar, cui gli allievi possono collegarsi per fare domande su temi specifici o al di fuori dalle lezioni programmate. A lui il compito di immettere le informazioni su cui l’avatar lavorerà, ma anche di creare una “personalità”, attraverso il tono e la forma degli iscritti inseriti o compilando un identikit caratteriale dell’assistente virtuale.
L’uomo, infatti, può e deve restare al centro. Se lo scontro tra essere umano e Intelligenza artificiale è sul piano delle informazioni e sulla loro elaborazione, allora la battaglia è già persa. Ma se si pensa alla Formazione oltre le nozioni, ecco che l’Intelligenza emotiva, l’Empatia e la Passione sono e resteranno strumenti fondamentali e unicamente umani.