MADE: la transizione digitale delle PMI passa dalle persone
La transizione digitale viene spesso descritta come l’integrazione di nuove tecnologie all’interno dei processi aziendali per migliorare l’efficienza, ridurre i costi e aumentare la competitività.
Ma esiste un elemento che, nonostante passi spesso in secondo piano, è forse ancor più importante delle tecnologie: le persone.
Il successo, infatti, non sta tanto negli strumenti, quanto nellecompetenze delle persone destinate a governarli. La miglior tecnologia è inutile senza professionisti in grado di utilizzarla e sfruttarne il potenziale.
La sfida per direttori HR e responsabili L&D, quindi, è riuscire a superare le barriere culturali e organizzative, attraverso percorsi di upskilling e reskilling che possano tradursi davvero in competitività per l’azienda.
PMI: una formazione ancora destrutturata
Secondo l’Osservatorio Innovazione Digitale nelle PMI del Politecnico di Milano, la gestione delle competenze nelle piccole e medie imprese italiane è ancora fortemente destrutturata.
Solo il 30%, infatti, adotta un piano formativo annuale o biennale. Nel 34% dei casi gli interventi vengono decisi in base alle necessità del momento e addirittura un 36% non elabora alcun tipo di pianificazione.
A questa carenza strategica si affianca una debolezza organizzativa strutturale: solo il 7% delle PMI dispone di una struttura dedicata alla gestione delle risorse umane.
La situazione più critica è quella delle microimprese, che costituiscono circa il 95% del tessuto produttivo italiano. Nel 51% dei casi i contenuti formativi vengono decisi dall’imprenditore o dal direttore generale, quota che scende al 19% nelle medie imprese, dove il coinvolgimento delle funzioni intermedie e HR è maggiore.
Il divario si accentua ancor di più sul fronte delle risorse per la formazione non obbligatoria. I finanziamenti esterni, infatti, vengono utilizzati soprattutto dalle medie imprese, mentre il 71% delle microimprese si affida a mezzi propri.
Non stupisce, quindi, che se per la maggior parte delle aziende il principale ostacolo alla formazione obbligatoria è la mancanza di tempo, per il 31% delle microimprese anche il costo economico rappresenta una barriera.
Ed è qui che emerge il vero paradosso: mentre la gestione delle competenze resta frammentata e sottofinanziata, oltre la metà delle micro e piccole imprese (e il 68% delle medie) vede nella formazione un potente strumento di employer branding, per attrarre nuovi candidati e trattenere talenti.
In altre parole, si riconosce il valore della formazione, ma manca la strategia.
Dalla digitalizzazione di base alla maturità competitiva: il ruolo di MADE Competence Center
Per colmare la distanza tra bisogno di innovazione e barriere operative delle PMI, già nel 2018 il Ministero dello Sviluppo Economico - oggi Ministero delle Imprese e del Made in Italy - ha attivato 8 Competence Center, partenariati pubblico-privati nati per aiutare le imprese nella trasformazione digitale.
Grazie a questa iniziativa e ai finanziamenti concessi, nel 2025 l’88,3% delle PMI ha raggiunto un livello base di digitalizzazione (dati ISTAT Imprese e ICT 2025), avvicinandosi sempre di più al target europeo del 90% entro il 2030. Tuttavia, è evidente che oggi una digitalizzazione di base non sia sufficiente per garantire la competitività delle aziende.
Tra gli attori attivi in questa sfida c’è MADE Competence Center Industria 4.0. Nato dalla sinergia di 63 partner di eccellenza, riunisce 58 imprese private, 4 università (Politecnico di Milano, Università di Bergamo, Università di Brescia e Università di Pavia) e INAIL, per un investimento complessivo di 22 milioni di euro.
Con sede a Milano e due hub a Bergamo e Pavia, MADE non è solo un centro tecnologico, ma un think tank operativo per la trasformazione digitale delle imprese. In un mercato caratterizzato dalla proliferazione di soluzioni digitali, avere una visione strategica unitaria è fondamentale per realizzare progetti efficaci ed evitare la dispersione degli investimenti.
Specializzato nel manifatturiero, oggi il centro si è aperto anche a nuovi mercati verticali ad alta tecnologia, come Aerospace e Difesa, Healthcare e Biomedicale, e Agrifood, mantenendo una filosofia d’intervento legata alla filiera industriale.
“L'innovazione - spiega Marta Rispoli, Responsabile Orientamento e Formazione - non deve rimanere confinata ai grandi player nazionali. La vera partita si gioca sulle aziende della subfornitura, le imprese tier 1 e tier 2 che costituiscono l'ossatura del settore in Italia. Lavorare con i reparti HR e L&D di queste realtà significa rendere il trasferimento tecnologico pervasivo su tutto il tessuto industriale”.
Formazione personalizzata: il modello Learning Factory
Per rispondere allo scetticismo del 65% delle PMI che critica i corsi a catalogo generici (Osservatorio Innovazione Digitale), MADE pone la personalizzazione al centro di ogni intervento, partendo da un’analisi strategica dei processi aziendali per costruire una roadmap su misura.
Inoltre, grazie all’approccio della Learning Factory, apprendimento pratico che utilizza impianti industriali reali per testare casi d’uso concreti, mette a disposizione delle imprese la sua Fabbrica Didattica. Uno spazio di 2.500 mq che ospita oltre 120 dimostratori tecnologici e integra sei aree di competenza interconnesse:
Virtual design e Sviluppo nuovo prodotto;
Gemello digitale, Virtual commissioning, Produzione snella;
Robotica collaborativa e Sistemi intelligenti di assistenza al lavoratore;
Qualità 4.0, Tracciamento di prodotto e Additive manufacturing;
Monitoraggio e controllo smart dei processi industriali, Monitoraggio e controllo energetico smart, Manutenzione smart;
Cyber security industriale e Big data analytics.
La trasformazione, però, non passa solo dagli strumenti. A dimostrarlo è anche uno dei progetti di maggior successo: un’azienda italiana leader nel settore delle calzature medicali, che per sostenere la competizione internazionale ha avviato con MADE un piano di trasformazione digitale a medio termine. Allo sviluppo tecnologico, sono stati affiancati percorsi di Change Management 5.0 per ridurre la resistenza umana al cambiamento, e un programma di Digital Transformation per i C-level, volto a governare l’azienda attraverso i dati, superando decisioni intuitive o frammentate.
Infine, per superare le barriere economiche, MADE affianca le direzioni HR nell'accesso a strumenti di finanza agevolata, Fondi Interprofessionali e altre agevolazioni, come M.I.A. Lombardia o l'iniziativa AI-MATTERS, permettendo sconti diretti in fattura e incentivi all'upskilling.
Perché in un contesto in cui la tecnologia è sempre più pervasiva, i cambiamenti sempre più veloci e le micro e piccole imprese faticano a tenere il passo, le competenze restano il terreno su cui si gioca la partita della transizione digitale.
È investendo sulle persone, sulla loro capacità di apprendere e guidare il cambiamento, che l’innovazione smette di essere un obiettivo astratto e diventa un fattore di crescita misurabile.