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Il nuovo orizzonte dei Fondi Interprofessionali: opportunità e sfide per gli enti di formazione nel DD 8/2026

L'emanazione del Decreto Direttoriale n. 8 del 9 gennaio 2026, a firma di Massimo Temussi, segna uno spartiacque fondamentale per il settore della formazione finanziata in Italia. Dopo un vuoto legislativo che durava dal 2009, le nuove Linee Guida introducono regole che ridefiniscono profondamente il mercato, la concorrenza e l'operatività dei Fondi Interprofessionali. Per gli enti di formazione, questo cambiamento si traduce in un mix di nuove praterie di sviluppo e barriere all'entrata decisamente più alte.

Un quadro normativo atteso ma divisivo

Il decreto arriva dopo mesi di consultazioni con le parti sociali, cercando di normare un settore che per anni ha agito in assenza di una legge parlamentare aggiornata sul funzionamento interno dei Fondi. Sebbene sia considerato da alcuni un atto insufficiente perché non può variare le leggi preesistenti, il DD 8/2026 introduce elementi di "soft law" che creano di fatto nuovo diritto, influenzando direttamente il modo in cui gli enti di formazione dovranno relazionarsi con i Fondi e le imprese.

Risorse extra: oltre lo 0,30%

Una delle novità più rilevanti e promettenti per gli enti di formazione è l'apertura dei Fondi a risorse integrative e complementari. Il Decreto consente ai Fondi di gestire, oltre al consueto gettito dello 0,30% INPS, finanziamenti di origine sia pubblica che privata. Questa trasformazione amplia il raggio d'azione degli enti attuatori, che potranno progettare interventi formativi su scala più vasta, attingendo a budget finora estranei al circuito dei Fondi, sebbene resti da chiarire con quali criteri tecnici tali risorse saranno erogate.

La semplificazione della concertazione

Un punto di criticità storica è stato risolto con l'indicazione chiara sulle modalità di condivisione dei piani formativi. Il Decreto stabilisce che la concertazione debba avvenire tra le parti sociali che hanno costituito il Fondo a cui l'impresa aderisce, a meno che non siano presenti RSA o RSU interne. Questo elimina la confusione legata alla firma di accordi con soggetti legati al CCNL applicato ma non al Fondo, velocizzando l'iter di approvazione dei piani per gli enti di formazione, a patto che l'accordo riguardi esclusivamente l'oggetto formativo.

L'irrigidimento del mercato e il limite alla mobilità

A fronte delle opportunità, il decreto introduce pesanti vincoli alla mobilità delle imprese tra i diversi Fondi. Si torna a una regola pre-2009: per cambiare Fondo, un'impresa deve segnalare l'adesione tramite UNIEMENS entro ottobre, affinché sia efficace dal gennaio successivo. Questa norma, nata per evitare spostamenti "opportunistici" legati a singoli avvisi (come il Fondo Nuove Competenze), limita di fatto la capacità degli enti di formazione di consigliare alle aziende il passaggio rapido verso Fondi con migliori performance o avvisi più coerenti con le loro esigenze, cristallizzando il mercato per l'intero anno solare.

La stretta sui Conti Formativi (CFA) e le conseguenze per le Pubbliche Amministrazioni

Un'altra criticità significativa riguarda la fissazione di un massimale di restituzione sul versato pari all'80% per i Conti Formativi Aziendali. Questa scelta ministeriale omogeneizza l’offerta verso le grandi imprese e, in modo particolare, le Pubbliche Amministrazioni. Le PA, non potendo beneficiare di aiuti di stato tramite gli Avvisi del Conto Collettivo, dipendono esclusivamente dai CFA, per queto motivo alcuni Fondi garantivano una restituzione superiore al 80%, quindi una riduzione del budget disponibile significa meno risorse per gli enti di formazione che operano con il settore pubblico.

Oneri gestionali: il costo della conformità

Le nuove Linee Guida impongono ai Fondi (e di riflesso agli enti attuatori) nuovi standard infrastrutturali, digitali e burocratici. I Fondi devono ora dotarsi di certificazioni obbligatorie: ISO 9001 (qualità), ISO 37001 (anticorruzione), ISO 27001 (sicurezza informatica), PAS 24000 (gestione sociale) e UNI/PdR 125 (parità di genere). Per gli enti di formazione, questo significa interfacciarsi con sistemi molto più rigidi, dove la digitalizzazione dei processi è totale, dall'obbligo del registro elettronico alla gestione della FAD sincrona con tracciamento autenticato.

Inoltre, il sistema informativo dei Fondi deve ora essere pienamente interoperabile con il Ministero del Lavoro (sistemi SIFP, SIAL, SIISL), con obblighi di trasmissione dati mensili. La vigilanza non sarà più solo formale ma basata su campionamenti statistici che verificano l'effettiva realizzazione delle attività e l'ammissibilità dei costi.

Rischi finanziari e burocratici

L'obbligo per i Fondi di accantonare un Fondo Economie di Gestione e Rischi (FEGR) pari al 3% del gettito medio triennale per coprire eventuali disavanzi o costi non riconosciuti dal Ministero rappresenta un ulteriore drenaggio di risorse che potrebbero essere destinate alla formazione. Questo, unito all'aumento dei costi di gestione amministrativa a causa dei nuovi vincoli (come l'obbligo di dispositivi digitali individuali per tutto il personale e sedi con requisiti minimi di postazioni), rischia di ridurre i margini operativi per gli enti di formazione, specialmente quelli che collaborano con Fondi di dimensioni ridotte.

Il dibattito politico e il rischio di contenzioso

Il decreto non è privo di ombre dal punto di vista del diritto del lavoro. Esperti come Michele Tiraboschi sottolineano che il Ministero ha agito in modo "unilaterale", scavalcando il ruolo dell'Osservatorio per la formazione continua istituito per legge ma mai divenuto operativo. Secondo la legge, l'elaborazione delle linee guida dovrebbe essere un atto di concertazione istituzionale con le parti sociali. Questa invasione di campo dell'attore pubblico rispetto alla dialettica sindacale rischia di generare serie problematiche, creando un clima di incertezza per gli enti di formazione che devono pianificare investimenti a lungo termine.

In conclusione, il DD 8/2026 spinge verso una estrema regolamentazione dei Fondi. Gli enti di formazione si troveranno quindi davanti a interlocutori più strutturati e controllati, ma anche più rigidi e onerosi, in un sistema dove la trasparenza e la capacità tecnica digitale diventeranno requisiti di sopravvivenza indispensabili.

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2026-01-22 11:30 FORMAZIONE FINANZIATA