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Gli Open Badge e fondo nuove competenze: Un nuovo strumento per la certificazione delle competenze?

Il fenomeno degli Open Badge è già conosciuto ed utilizzato all’estero, soprattutto oltre oceano, da diversi anni ormai. L’Università di Houston, L’Università di Auckland e quella di Utah ad esempio, già li utilizzano per riconoscere le competenze maturate dai loro studenti. Questi strumenti vengono anche utilizzati dalle aziende per certificare competenze specifiche maturate dai lavoratori. In Italia, questo fenomeno sta prendendo piede lentamente in questi ultimi anni, anche se Università come la Bicocca, l’Università di Pavia e l’Università di Perugia, giusto per citarne alcune, hanno già iniziato ad utilizzarli così come aziende come Tim Academy ed OVS.

Ma che cos’è in effetti un Open Badge?

L’Open Badge (O Badge Digitale) non è altro che una rappresentazione grafica visiva di una competenza maturata da un soggetto, controllabile e trasferibile, che contiene dati importanti su abilità e prestazioni e che oltretutto è facilmente condivisibile sul web, sul proprio CV e sui canali social.

Ogni Badge Digitale è associato ad un’immagine e ad un’informazione relativa ad esso e così come contiene:

  • il suo destinatario;
  • il soggetto emittente;
  • la durata;
  • i criteri con cui è stato rilasciato;
  • la prova a supporto della maturata competenza.

Spesso l’Open Badge è correlato a micro-credenziali, ossia momenti formativi di breve durata che hanno lo scopo di sviluppare competenze o sotto-competenze specifiche tra i loro utenti, direttamente spendibili e applicabili sul campo. Questo anche in linea con un mercato del lavoro in rapido cambiamento che richiede di rimanere al passo con competenze sempre nuove.

Ciò che avviene oggi, soprattutto in Italia è che a fronte di un momento formativo importante, viene di solito rilasciato un certificato di frequenza che attesta la partecipazione o la frequenza ad un corso ed il superamento della prova formativa finale. Tuttavia il cambiamento di paradigma che sta avvenendo oggi con Badge Digitali, consiste nel fatto che si vuole certificare non più la conoscenza maturata, quanto piuttosto la capacità dell’individuo di applicarla sul campo nella quotidianità lavorativa fatta anche di abilità e competenze.

Anche la documentazione recente pubblicata con il nuovo Bando Fondo Nuove Competenze uscito lo scorso Novembre cita : "I progetti formativi ... sono finalizzati, di norma, al conseguimento di una qualificazione o di singole unità di competenza parte di essa, incluse nel Repertorio nazionale, nelle sue articolazioni regionali, e del rilascio di un’attestazione finale di messa in trasparenza, validazione o certificazione…” Seppur il bando non dichiari esplicitamente l’utilizzo degli Open Badge a certificazione della formazione effettuata, richiama fortemente il loro paradigma ed il principio di Certificazione di Competenze piuttosto che di Conoscenze illustrato qui sopra. Un esempio importante risulta essere quello del Fondo Interprofessionale For.te che ha adottato di recente e formalmente, l’Open Badge in Blockchain di IQC per certificare le competenze dei singoli lavoratori che effettuano corsi attraverso il loro fondo interprofessionale. Quest’ultima rappresenta quindi una prima best practice interessante anche per i fondi interprofessionali e per il Fondo Nuove Competenze stesso legati ai primi. In aggiunta, occorre mettere in evidenza che quest’ultimo Fondo fa molto riferimento a documenti Europei per la formazione sulle competenze tra cui il DIGCOMP 2.2 che elenca 5 tipi di competenze digitali su 4 livelli con relativi sotto-livelli di abilità e competenze da acquisire.

Quindi sembra diventare sempre più chiaro il cambiamento di paradigma di fondo che sta avvenendo nell’ambito della formazione professionale a livello europeo.

In conclusione, crediamo che il tema degli Open Badge sia un tema caldo, di valore aggiunto a cui prestare sempre più attenzione negli anni a venire, anche in relazione ad un mercato in rapido cambiamento che tende a valorizzare sempre più le capacità pratiche sul campo dei suoi lavoratori piuttosto che la pura conoscenza “per se”.